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mercoledì 15 luglio 2009

Frank Zappa/Mothers - Chunga's Revenge (1970)

Disco di transizione? mah... forse. In realtà è un ottimo album, anche questa volta accolto molto tiepidamente pure dai fans (lascio perdere i commenti della critica).

Dopo i 5 anni dei Mothers e la brillante parentesi di Hot Rats, Zappa torna in pista con una nuova formazione, totalmente rinnovata e con un nuovo disco.

Assoldati Mark Volman ed Howard Kaylan dai Turtles (quelli di Happy together, per intenderci), arrivano Jeff Simmons in veste di bassista e cantante e soprattutto il tastierista George Duke, dal trio di Jean Luc Ponty.

Alla batteria il giovane Aynsley Dunbar, poderoso strumentista inglese, fondatore dei Retaliations e dei Blue Whale, che Zappa incontrò e poi assunse in seguito al famigerato Festival Di Amougies, dell'ottobre 1969, nel quale Zappa faceva da manager a Captain Beefheart, che prese parte a quel festival e durante il quale, lo stesso Zappa si ritrovò a suonare sul palco assieme ai Pink Floyd, ai Caravan, Archie Shepp, i Mountain,...

Zappa, comincia a dare molto più spazio ai testi, sfornando un gran numero di canzoni spesso equivoche, piuttosto volgari, ma sempre in base al suo principio di "uomo di informazione" con lo scopo di raccontare attraverso la musica tutto quello che lo circondava, mettendolo talvolta alla berlina o criticandolo apertamente, incurante come sempre delle invettive alle quali sarebbe andato incontro.

"Chunga's Revenge" è ancora una volta un disco un po' particolare. Innanzitutto perchè accanto ai nuovi brani, Zappa ne inserisce alcuni proveniente dalle session di Hot Rats, dell'anno precedente ed ovviamente, suonati da ben altre formazioni. I brani in questione sono la title track (con Sugarcane Harris all'organo e Max Bennet al basso), in una versione piuttosto corta rispetto alle esibizioni dal vivo, ma altresì decisamente brillante, e la ballad Twenty Small Cigars, un brano pressochè sconosciuto, ma molto interessante da un punto di vista compositivo poichè la melodia (che viene suonata assolutamente senza swing, quasi fosse musica classica, pur su un accompagnamento tipicamente jazz) si muove su armonie sempre in contrasto fra di loro eppure legate insieme da soluzioni melodiche veramente ingeniose, oltre a microscopiche ma fantastiche ventate di blues grazie al fraseggio di Zappa alla chitarra (la melodia è suonata all'unisono da chitarra e harpsichord).

Gli altri brani, sono invece tutti nuovi, da Road Ladies, a Tell Me You Love Me (brano spesso risuonato da altri artisti come Steve Vai o i nostrani Elio e LST, per via del riff decisamente molto rock). Non mancano brani decisamente più "leggerini" come Rudy Wnats To Buy Yez A Drink, o Would You Go All The Way, rimasti poi quasi sempre nel cassetto e nell'oblio, per essere poi rispolverati durante il tour del 1976.

Il brano forse più famoso è Sharleena, una canzone veramente ben riuscita e che divenne poi uno dei cavalli di battaglia durante i concerti a venire, anche se, probabilmente, la migliore versione di questo brano è quella proveniente proprio dalle session di Hot Rats, cantata da Sugar Cane Harris, che rimase inedita fino al 1996, quando venne inclusa nel disco postumo LOST EPISODES.

Non manca neanche il solito estratto dal vivo. Nel disco si chiama The Nancy & Mary Music ma è in realtà, uno stralcio live di King Kong, del tour del 1970, dove George Duke da sfoggio di ottima capacità improvvisativa pure con la voce, simulando un assolo di batteria dopo il quale Zappa conduce la band coinvolgendo pure il pubblico in un'improvvisazione collettiva.

Putroppo questa è l'unica testimonianza ufficiale, che inevitabilmente non rende giustizia a una band poco amata (per via dei due Turtles, forse un po' troppo logorroici e delle canzoni sì molto divertenti, ma apprezzabili forse solo da chi conosceva la vita on the road degli artisti, e anche per via del fatto che molte canzoni avevano un carattere locale e difficilmente, potevano essere apprezzate da persone che vivevano dalla parte opposta dell'America)

In realtà il tour del 1970, musicalmente, offriva numerosi spunti meritevoli come la stessa King Kong, per non parlare di Holiday In Berlin, altro meraviglioso tema che fu suonato dal vivo solo in quel tour.

Un'ultima caratteristica di Chunga's Revenge è che gli unici brani a rimanere nel tempo furono proprio Sharleena e tell Me You Love me, al contrario, di Twenty Small Cigars e Road Ladies, esiste solo una versione live, rispettivamente del 1971 (Delaware) e del 1973 (Sydney).

CHUNGA'S REVENGE (1970)

Band: Frank Zappa, Mark Volman (vocals), Howard Kaylan (vocals), Jeff Simmons (bass, vocals), Geroge Duke (keyboards, trombone), Aynsley Dunbar (drums) + Ian Underwood (saxes, keys), Don Sugarcane Harris (organ, violin), Max Bennet (bass)

1. Transylvania Boogie

2. Road Ladies

3. Twenty Small Cigars

4. The Nancy & Mary Music

5. Tell Me You Love Me

6. Would You Go All The Way

7. Chunga's Revenge

8. The Clap

9. Rudy Wants To Buy Yez A Drink

10. Sharleena

domenica 12 luglio 2009

Pink Floyd - Atom Heart Mother (1970)

Nel pieno dell'era prog, i Pink Floyd escono, dopo la pubblicazione passata piuttosto inosservata di Zabrinskie Point, con un disco che entrerà a far parte della storia, a partire dalla celebre copertina con la mucca.

Atom Heart Mother, è un disco equilibrato, dall'atmosfera estiva e un po' malinconica (a parte la title track). I brani sono equamente divisi, ognuno porta la firma ad un brano tranne Mason, che contribuisce solo nella omonima suite.

Atom Heart Mother (il titolo originale era The Amazing Pudding) è una lunga suite di oltre 24 minuti, dove, dopo il tema, lunghi spazi sono alternati di volta in volta dai soli di Gilmour a parti corali molto epiche ed avvolgenti, fino all'epilogo clamoroso con tutta l'orchestra.

Registrato nel marzo del 1970 e diretto da John Aldiss (non senza difficoltà, soprattutto a causa dell'indisciplina degli orchestrali), è un brano che è sempre stato suonato dal vivo tra il 1970 e il 1971, ma di tutte le versioni solo una ventina scarsa presentano l'arrangiamento completo con fiati e cori. A causa infatti dei numerosi show che i Floyd tenevano ovunque, la band poteva disporre solo di orchestre locali, con le quali spesso c'era poco tempo per provare, il che rendeva non tutte le esecuzioni perfette. E in effetti, di tutte, solo alcune sono veramente memorabili, come quella ad esempio di Londra del 16.9.70, Hide Park '70, Montreuax '71, Offenbach '71... Tutte le altre avevano un arrangiamento che seguiva l'andamento della suite, ma con lunghi vocalizzi di Gilmour e Wright e lunghi assoli di batteria.

In occasione di un loro concerto in Germania, i Floyd rischiarono di terminare anticipatamente il set, perchè la partitura orchestrale di Atom venne dimenticata a Londra e i roadie, che montavano il palco, se ne accorsero solo verso le 18. Parti un corriere appositamente, mentre una Porsche della polizia era pronta all'aeroporto per riportare la partitura alla sede del concerto, dove arrivò appena in tempo.

Dopo Atom, seguono tre brani, di cui solo Fat Old Sun, veniva suonato regolarmente dal vivo. Gli altri, uno a firma di Waters e l'altro di Wright, riecheggiano le tipiche atmosfere psichedeliche, con una forte tonalità nostalgica ma al tempo stesso molto solare. I due brani in questione sono If, che raramente venne suonato dal vivo dai Floyd, ma decisamente più sovente da Waters nei propri tours, e Summer '68, del quale non esistono versioni live. (Per chi lo conosce, il brano "Sul Fondo Del Sand-Creek" la ricorda moltissimo, anzi ha praticamente lo stesso impianto armonico).

A contraltare alla lunga suite iniziale, c'è poi Alan Psychedelic Breakfast, che conclude il disco. E' un tipco esempio di sperimentazione pinkfloydiana, fin dall'intro, che si apre all'interno di una cucina, dove uno entra, apre la finestra, riempie un pentolino e lo mette a bollire. Solo che al posto del gas, c'è un accordo, e mentre si accende il fiammifero, ce n'è un altro, fino a che il brano prende, definitamente, forma e vita.

Anche quest'ultimo brano venne suonato in occasioni molto rare (quattro o cinque al massimo, tutte intorno al dicembre 1970).

I Floyd riuscirono, nel corso dei mesi a perfezionare un assurdo marchingenio da portare sul palco, che poteva ricreare diversi rumori tipici e comuni di una cucina. Ma non riuscirono mai a portarlo veramente nei loro show.

Atom Heart Mother, attirò l'attenzione di Stanley Kubrick, che lo voleva utilizzare a suo piacimento per il film Arancia Meccanica, ma non ottenne mai l'autorizzazione dai musicisti che, come poi dissero :"In effetti era difficile immaginare quel film con quella musica. Forse è un bene che sia andata così".

ATOM HEART MOTHER (Harvest, 1970)

Band: Dave Gilmour (chitarra, voce) * Roger Waters (basso, voce) * Richard Wright (tastiere, voce) * Nick mason (batteria)

1. Atom Heart Mother

2. Ifv

3. Summer '68

4. Fat Old Sun

5. Alan Psychedelic Breakfast

lunedì 22 giugno 2009

Frank Zappa - Bongo Fury (1975)

Uno dei tanti dischi massacrati dalla critica (e anche un po' dai suoi stessi fans). Eppure questo disco è a suo modo unico, nella sterminata produzione zappiana, per diversi motivi:

Innanzitutto, è un disco, in parte, dal vivo (registrato nel New Mexico nel maggio del '75), ma dura solo una quarantina di minuti, e la band, penultima incarnazione dei Mothers Of Invention, rappresenta lo spartitraffico tra lo Zappa dei primi anni '70 e quello verrà di lì a poco, cioè con un sound decisamente più orientato al rock (seppur sempre nelò suo tipico stile).

A fianco dei fidati Bruce Fowler (trombone), George Duke (tastiere), Napoleon Murphy Brock (sax), e Tom Fowler al basso, compaiono il giovane Terry Bozzio alla batteria, marcatamente più moderno e "cattivo" rispetto ai primi batteristi, leggermente più orientati al jazz (Ralph Humprey, Sly Dunbar e in parte anche Chester Thompson, che aveva da poco raggiunto i Weather Report) e Danny Walley, alla slide, che offre il suo contributo portando una forte vena blues all'interno del repertorio.

In mezzo, oltre a Frank, arriva Captain Beefheart, a sconquassare la ferrea organizzazione zappiana, con il suo modo completamente atipico e stralunato di vivere la vita on the road.

Anche il repertorio cambia, soprattutto in funzione dello stesso Beefheart, per il quale Frank porta sul palco diversi brani scritti appositamente per lui, oltre ad alcuni testi bizzarri dello stesso cantante/sassofonista.

Il disco risente inevitabilmente di questi stravolgimenti, uniti al fatto che nel disco, sono presenti pure un paio di brani in studio ("Cucamonga", complicata composizione dedicata agli anni giovanili di Zappa allo Studio Z di Cucamonga, e "200 Years Old" lungo blues, per la ricorrenza della nascita degli Stati Uniti). In più, oltre al fatto che dura relativamente poco, grande spazio viene (giustamente) dedicato ai nuovi brani, scritti appositamente per questo mini tour (esclusivamente negli USA), che si svolge nell'arco di un mesetto.

Musicalmente però, è un disco molto interessant, proprio a causa delle suo sound atipiche, per via della band.

Così oltre alla mitica "Muffin Man", che diverrà negli anni uno dei cavalli di battaglia di Zappa nelle esibizioni live (che contiene uno dei più brillanti assoli di chitarra di Frank), arrivano nuove composizioni, come "Debra Kadabra", sorta di omaggio ai film horror di serie B (e anche C) che sia Beefheart che Zappa adoravano, oppure "Poofter's Froth Wyoming Plans Ahead" canzone in puro stile cowboy e come spesso caratterizzata da spunti polemici verso la politica degli USA nell'imminenza del bicentenario della propria nascita.

Il brano più lungo del disco (oltre 11 minuti) è "Advance Romance", canzone blues/rock cantata da N.M.Brock, con lunghi assoli di Walley, Beefheart (all' armonica) e di Zappa, che introduce per la prima volta il personaggio "Bobby dalla testa-a-patata", incontrato surante la sua breve permanenza nel carcere si Sn Ber'dino e che avrebbe avuto poi degna commemorazione nell'opera tripla "Thing-Fish", dove Bobby, sarebbe diventato una monaca bambinaia, "Sorella Testa-a-Patata Bobby Brown" con le labbra come un becco d'oca.

Purtroppo la brevità del disco, le stramberia incontrollabile di Beefheart e i brani troppo specifici, ne hanno fatto un album poco amato, se non proprio dai fans più viscerali, ed è un peccato perchè è a suo modo un disco importante, anche perchè oltre ad essere l'unica rappresentazione della collaborazione tra Zappa e Beefheart, amici sin dai tempi dell'infanzia, il tour dal quala questo disco nasce, offriva un interessantissimo repertorio, tra cui, incredibili versioni di "A Pound For A Brown" (proprio grazie all'apporto di Terry Bozzio), vecchie hit riarrangiate in maniera nuova come, "Let's Make The Water Turn Black" o "I'm Not Satisfied" oltre a esecuzioni rarissime come la famorsa "Apostrophe", che nell'omonimo disco vedeva la partecipazione di Jack Bruce (ex-Cream) al basso.

Disco particolare, forse un po' ostico, ma sicuramente da riascoltare.

BONGO FURY (1975)

Band: Terry Bozzio - batteria / Napoleon Murphy Brock - sassofono, voce / Captain Beefheart - armonica, arpa, voce / George Duke - sintetizzatore, voce / Bruce Fowler - trombone / Tom Fowler - basso / *Chester Thompson - batteria / Denny Walley - voce, chitarra / Frank Zappa - chitarra, sintetizzatore, voce

* = solo nei brani in studio

1. Debra Kadabra - 3:54 - (live)

2. Carolina Hard-Core Ecstasy - 5:59 - (live)

3. Sam With the Showing Scalp Flat Top - 2:51 - (live) (Don Van Vliet)

4. Poofter's Froth Wyoming Plans Ahead - 3:03 - (live)

5. 200 Years Old - 4:32

6. Cucamonga - 2:24

7. Advance Romance - 11:17 - (live)

8. Man With the Woman Head - 1:28 - (live) (Don Van Vliet)

9. Muffin Man - 5:34 - (live)

martedì 10 marzo 2009

E' ARRIVATOOOOOOOOOO !!!!!!! Henry Cow - The Road Vol 6-10 + DVD !!!!!!!

Ebbene sì, lo posso dire con enorme gioia e orgoglio: mi sono regalato uno dei box usciti da poco (in edizione limitata) dei mitici Henry Cow, più precisamente il volume 6-10 con 4 cd tutti dal vivo, periodo 1976-78 + il DVD (VIDEO !!!) del concerto di Vevey '76.

Perchè tanto clamore? beh, si da il caso che questo dvd sia l'unica presenza mai registrata su video (o forse mai pubblicata) degli Henry Cow, e vi garantisco che da buon smanettone quale sono ho cercato per ogni sperduto angolo di internet alla ricerca di qualche registrazione video, ma nulla!
Per cui non ho potuto non buttarmi a capofitto nell'acquisto di questo imperdibile box.
(tra l'altro lo si trova a soli 49-50 euro, mentre è disponibile il cofanetto integrale ma, se è ancora disponibile, i prezzi salgono fino a circa 90-100 euro, che di 'sti tempi....) però li si può sempre comprare a pezzi, come sto facendo io.

Ovviamente non mi metterò a recensirlo, anche perchè non ha senso recensire della musica totalmente libera, estrema, improvvisata quale è la loro... vi posso solo consigliare di ascoltarli perchè meritano veramente.
Devo altresì dire che l'attesa spasmodica per il video è stata un po' raffreddata dalla qualità audio dello stesso, a dire il vero non proprio eccelsa, ma che volete farci?
Del resto essendo l'unica testimonianza in video disponibile (per ora) s'ha d'accontentarsi.

GRANDISSIMI !!!!!!!! IMPERDIBILI !!!!

mercoledì 24 settembre 2008

Popol Vuh - In Den Garten Pharaos (Pilz, 1972)

L'altro giorno, in una delle mie continue peregrinazioni nel mondo della musica "strampalata" che sono solito ascoltare, mi sono imbattuto in un disco di grande fascino e bellezza, che ancora non conoscevo: "IN DEN GARTEN PHARAOS" (1972), dei Popol Vuh, la band tedesca guidata da un ex critico cinematografico, Florian Fricke, giunto alla sua seconda opera discografica.

E' un disco veramente bello, imperdibile, introspettivo, a metà tra la musica classica e quella religiosa, con uno spiccato uso di percussioni e sintetizzatori e organi, saggiamente utilizzati, in maniera penetrante, ma al tempo stesso onirica. Lo si potrebbe definire un disco di musica sacra, vista la passione dell'autore per le tematiche religiose, specialmente quelle Maya.

Assieme al leader Fricke (organo e piano), vi sono Frank Fiedler al synth e Holger Trulzsch alle percussioni.
L'album è diviso in due parti, sulla prima facciata la title track (17:39), aperta e chiusa dallo scrosciare dell'acqua, è un evocativo ritratto di un mondo misterioso, affascinante e mistico, dalle sonorità ambient, che anticiperanno
la musica new age o la world music tipica di fine anni'80.
L'altra facciata è occupata da "Vuh", considerata il loro capolavoro assoluto. Registrato nella cattedrale di Baumburg, è un brano lungo quasi 20 minuti dove, allo strapotere dell'organo a canne suonato ininterrottamente da Fricke, si sovrappongono gong percussioni e moog, in maniera potente, violenta, quasi a voler oltrepassare le pareti della cattedrale per potersi espandere nell'infinito.
Pietra miliare del rock!!!

Un altro loro disco che mi è piaciuto tantissimo è "Aguirre", che è tra l'altro la colonna sonora del film di Werner Herzog (col quale Fricke ebbe un'importante e lunga collaborazione).
Per una più approfondita recensione del disco e, più in generale, dei Popol Vuh, vi rimando al sito http://www.ondarock.it/avanguardia/popolvuh.htm

POPOL VUH - In Den Garten Pharaos (LP - Pilz, 1972)
Florian Fricke (organo, piano), Frank Fiedler (synth), Holger Trulzsch (percussioni)

  • 1. In Den Garten Pharaos (17:39)
  • 2. Vuh (19:58)

voto: *****

giovedì 7 agosto 2008

Scusi, vorrei mezzo chilo di Rock con Crauti, però tagliato fine fine, che devo digerirlo con calma....

Giornata piuttosto tranquilla, quella di oggi. Così ne sto approfittando per ascoltare un po' di roba nuova che mi è arrivata ultimamente da aggiungere al negozio. Trattasi soprattutto di un lotto di una ventina di dischi tedeschi, di puro rock tedesco anni'70, con alcune gemme e tante novità che non avevo mai sentito nominare.

Così ho cominciato dalla sperimentazione totalmente libera dei NEU!, un duo formato nel 1971 da due membri dei più famosi Kraftwerk (Klaus Dinger e Michael Rother) e considerato uno dei gruppi culto dell'area rock tedesca. La loro musica, minimalista, ossessiva, con innovativi spunti di musica elettronica pre-new age e fortemente legata alla musica contemporanea (Stockhausen), ha dato un'importante impulso alla scena rock tedesca, dando vita da lì a poco , a quello che sarebbe stato ribattezzato "kraut-rock", espressione tipica del movimento musicale tedesco, di cui Amon Duul, Can, Ash Ra Temple e Kraftwerk ne erano il nucleo fondamentale.

Disco consigliato: NEU! (1972)

Un'altra formazione che ha attirato in maniera malsana la mia attenzione, sono i FLOH DE COLOGNE, uno sparuto gruppo di artisti guidati dal cantante Gerd Vollschon, la cui musica si potrebbe definirla una sorta di folk d'avanguardia, rock totalmente libero e sperimentazione free.
Purtroppo, qui, a farla da padrona sono i testi. Dico purtroppo, perchè io, di tedesco, non ci capisco praticamente una mazza, se non alcune parole, per cui non posso raccontarvi quello che cantano... Mi sono però documentato e ho scoperto che erano un gruppo totalmente anarchico, politicamente e socialmente impegnato (come molti gruppi rock tedeschi, molto sensibili alla realtà della loro nazione). Insomma un gruppo di protesta sociale, totalmente libero da ogni schema. Per certi versi li si potrebbe accostare a Country Joe o agli Henry Cow.
Per il momento vi posso consigliare, per pura curiosità due dischi, "Vietnam" (il loro primo lavoro, del 1968) e "Lucky Striek", un disco doppio, dal vivo del 1972

Ultimo disco per oggi, un classico... "Autobahn", dei Kraftwerk, del 1974. Non sono mai stato un loro fan sfegatato, però devo dire che questo, assieme ai loro primi lavori è un disco veramente affascinante e ipnotico, che dimostra una grande maestria nell'uso della tecnologia applicata alla musica. I Kraftwerk, meticolosi interpreti della loro realtà urbana, in questo mitico disco, avevano applicato gli studi sulle sonorità a un tema molto comune a tutti: "Autobahn" è infatti la descrizione in musica di un viaggio in autostrada. Mentre gli strumenti riproducono ritmi e rumori di una corsa in macchina, una voce ipnotica canta: "Viaggiamo Sull' Autostrada / Di Fronte A Noi Un'Ampia Vallata / La Corsia E' Una Striscia Grigia / Ora Accendiamo La Radio / Dall' Altoparlante Si Sente: / " Viaggiamo Sull' Autostrada / La Corsia E' Una Striscia Grigia ..." etc, etc, etc...

Ovviamente la traduzione me la sono andata a cercare, comunque ... gran bel disco!

lunedì 28 luglio 2008

The Turtles - "Happy Together" (1967)

Poco fa, durante il pranzo, si è abbattuto su Pavignano e dintorni un bell'acquazzone. Non è durato molto, in poco tempo il sole ha fatto capolino e il vento a ripulito il cielo portando anche un po' d'aria fresca.

Mi è venuta così voglia di ascoltare un po' di musica allegra e poco impegnata, ho riesumato allora dall'archivio un disco piuttosto famoso, "Happy Together", dei Turtles, la band beat/psychedelica molto in voga in USA tra il 1965 e 1969, che portò in scena numerose hits, tra le quali le celeberrime "I Ain't Me Babe" di Bob Dylan "Eleonore", "Happy Together", "You Shoved Me", ... molte delle quali divennero celebri cover in Italia a fine anni '60 (una cosa molto diffusa in quegli anni, quella di rifare brani famosi, traducendoli o dandogli addirittura un nuovo testo)

Questo, il terzo dei loro 5 album continuava a presentare da un lato brani molto semplici ed orecchiabili, completati però da arrangiamenti orchestrali con tanto di synth o fiati, dal tipico sound pre/psichedelico, che sarebbe esploso da lì a poco nella Summer Of Love.
Oltre alla già citata "Happy Together", trova spazio nell'album, un' altra hit "She'd Rather Be With Me". Tipico dei Turtles era l'uso di testi spesso pungenti e satirici che facevano un bel contrasto con la loro musica quasi sempre disimpegnata.

Grandi fans di Frank Zappa, i due leader Mark Volman e Howard Kaylan (insieme al bassista Jim Pons) si unirono nel maggio 1970 ai nuovi Mothers Of Invention, col quale girarono su e giù America e Europa fino al 12 dicembre 1971, il concerto a Londra dove FZ venne aggredito da un idiota, brutta fine di un già difficile tour (pochi giorni prima a Montreaux, un incendio distrusse il locale dove si stavano esibendo, evento dal quale nacque "Smoke On The Water" dei Deep Purple). Il batterista John Barbata si unì invece a Crosby Still Nash & Young, prima di finire nei Jefferson Starship.

HAPPY TOGETHER (White Whale, 1967)

Howard Kaylan (v) * Al Nichol (g, v) * Jim Tucker (g), Mark Volman (v) * Jim Pons (b, v) * John Barbata (d)

1. Makin' My Mind Up
2. Guide For The Married Man
3. Think I'll Run Away
4. The Walking Song
5. Me About You
6. Happy Together
7. She'd Rather Be With Me
8. Too Young To Be One
9. Person Without A Care
10. Like The Season
11. Rugs Of Woods & Flowers

sabato 14 giugno 2008

Magma - Theatre Du Taur, Toulouse (1975)

"... Al mio risvevlio, questa mattina, ho udito uno strano rumore!.... al mio risveglio, questa mattina, ho udito uno strano rumore!..."

No, non sto citando James Brown durante il suo sermone in Blues Brothers, ma semplicemente quello che ho provato oggi alle 7.12 (!!) quando, con fare furtivo, un nostro vicino (che chiameremo Merdox, per privacy) ha deciso che era ora di fare legna e con la sua bella motosega modello "RompyKazz" ha raso al suolo il suo bosco svegliando mezzo paese, me compreso.
Così, ho risposto al suo attacco schierando la contraerea, vale a dire che ho messo gli altoparlanti sul balcone e gli ho sparato un disco dei Magma a 100.000 Watt. Già, ma che disco, vi chiederete?

Un bellissimo live del 1975 registrato al Theatre Du Taur di Tolosa in settembre.
Pubblicato dalla Seventhrecords per la serie "Akt", una retropettiva di live che racchiude un po' tutta la carriera di Vander e compagni, questo doppio disco comprende una versione fantastica di "Kohntarkosz", sicuramente la più bella che io abbia mai sentito (e ne ho parecchie), veramente ben suonata, con Didier Lockwood in grande spolvero e con una ritmica cattivissima, specie nella seconda parte. Segue poi una bella versione "Hhai", la canzone in kobaiano declamata come sempre da Christian Vander, nella forma originale con soli di tastiera e violino alternati prima dell'epico finale. Terzo brano nella scaletta è "Kobaia", registrato inizialmente nel 1970 e primo brano del loro primo disco. Questa versione è piuttosto diversa da quella ufficiale del disco, infatti ha una sonorità decisamente più funky, è più lenta e non comprende il parlato centrale, bensì un lungo assolo di chitarra che sfocia nel finale collettivo sempre sulla stessa ritmica e molto più veloce rispetto all'originale. L'intero secondo cd è per i quasi 40 minuti di "Mekanik Destruktiw Kommandoh", semplicemente devastante, come sempre. Insomma, un must! (Vi consiglio vivamente di ascoltarvi tutti i loro primi 5 album, ne vale veramente la pena).

Band: Klaus Blasquiz (voce) * Stella Vander (voce) * Didier Lockwood (violino) * Gabriel Federow (chitarra) * Benoit Widemann (tastiere) * Patrick Gauthier (tastiere) * Bernard Paganotti (basso) * Christian Vander (batteria, voce)

1. Kohntarkosz (32.39)
2. Hhai (11.18)
3. Kobaia (11.49)
4. Mekanik Destruktiw Kommandoh (38.15)

venerdì 13 giugno 2008

Zappa/Mothers - PiquantiqueSydney (1973)

Dopo il post di ieri non potevo esimermi dal recensire un minimo il disco di cui vi parlavo.
E' un doppio cd, praticamente introvabile, a meno di non girare per le varie fiere del disco e smenarci una bella carriola di eurii (io l'avevo pagato intorno ai 75 euro, sigh!), registrato dal vivo a Sydney l'8 juglio del 1973, ultima data del tour australiano prima di iniziare quello europeo, che avrebbe portato Frank e la sua combriccola a suonare anche a Bologna, Roma, e Verona (tutti concerti mostruosi, soprattutto Bologna e Roma, con una fortissima esecuzione di "Arrivederci Roma").

Del resto essendo uno dei tour più belli, vari, con una band fantastica quasi tutti i live di questo periodo sono magnifici. Non fa eccezione quello di Sydney, oltretutto con una scaletta che prevedeva alcune soprese, come la presenza di "Road Ladies" un blues tratto dall'album "Chunga's Revenge", del quale esistono pochissime versioni live (due o tre al massimo). Altro brano non molto comune è "Zomby Woof", molto simile nell'arrangiamento a quello del disco ufficiale, con un bel solo aggressivo fi FZ.
Fa capolino nella scaletta anche "Don't You Ever Wash That Thing", come brano di apertura e che viene subito fermato dopo alcuni secondi e fatto risuonare da Frank (grande, Frank, cos' si fa!), tra l'altro arrangiato in maniera piuttosto differente da quello che si sentirà su "Roxy & Elsewhere".
Poi arriviamo ai "must", ovvero una kilometrica e devastante versione di "Dupree's Paradise", con lunghissima intro di George Duke alle tastiere multiple, che poi sfocia, dopo il tema, in lunghissime escursioni strumentali di Jean-Luc Ponty al violino, Bruce Fowler al trombone e Frank, per finire.
Altra chicca è "Inca Roads", qua eseguita ancora nella versione originale, con il cantato di Sal Marquez su un accompagnamento da cockatil-lounge-music di Duke e due soli (molto belli) di Marquez e Ponty.
Immancabili, come sempre, "Cosmik Debris" e "Farther O'Blivion", uno degli strumentali più diabolicamente intricati mai composti da Zappa, formato da composizioni diverse rimontate in maniera veramente astuta (praticamente la sequenza è: "Greggary Peccary"/assolo di violino su base rock I - VII - VI / "Be-Bop Tango" / "Cucamonga").
Gran finale con il medley "Mr. Green Genes/King Kong/Chunga's revenge" di quasi 17 minuti, con la ripresa del tema iniziale in forma più lenta e maestosa che conclude con un'incredibile coda con annessa citazione di "Also Sprach Zarathustra".

130 minuti di grandissima musica, semplicemente imperdibile!

Band: FZ (chitarra, voce) * Sal Marquez (tromba, voce) * Jean-Luc Ponty (violino elettrico) * Ian Underwood (clarinetto basso, synth, sax) * Bruce Fowler (trombone) * Ruth Underwood (vibrafono, marimba, timpani, percussioni, ...) * Tom Fowler (basso) * George Duke (piano, organo, rhodes, hammond, clavinet,...) * Ralph Humprey (batteria)

1. Soundcheck & Intro (8.12)
2. Don't You Ever Wash That Thing (7.41)
3. Zomby Woof (6.47)
4. Dupree's Paradise (28.31)
5. Inca Roads (13.33)
6. Cosmik Debris (12.39)
7. Road Ladies (8.48)
8. Farther O'Blivion (15.21)
9. Mr. Green Genes/King Kong/Chunga's revenge/Genes reprise (16.49)

venerdì 6 giugno 2008

Renaissance - "Ashes Are Burning" (1973)

Sarà l'effetto degli antibiotici che devo prendere per la mia Povera, Gelida Manina, fatto sta che ultimamente mi è passato per le mani (quella sana), un disco dei Renaissance, intitolato "Ashes Are Burning", del 1973. Ben inteso che non rientra proprio tra i miei preferiti, è un disco molto interessante, secondo me il migliore della loro produzione. Questo gruppo nato alla fine degli anni '60 da innesti di vari gruppi (tipo Yardbirds) fondono folk, arie medievali e prog sinfonico con molta bravura e gusto, dando moltissima importanza alla melodia. Su tutti esce la voce della cantante Annie Halsham, bravissima per timbro ed estensione, che avrà poi una grande carriera come cantante di musical.
Il disco in questione, molto omogeneo e dall'ottimo sound, trasuda influenze di musica classica (soprattutto russa) ma anche più popolare e di facile impatto, con lunghe trattazioni progressive soprattutto nel primo brano "Can You Understand" e nell'ultimo, lungo quasi 12 minuti e che dà il titolo al disco, che vede la partecipazione del chitarrista dei Wishbone Ash, Andy Powell.
Col passare del tempo i Renaissance prendono una virata sempre più forte verso il pop sinfonico, ma senza grandi risultati, anche perchè dal vivo difficilmente riescono a rievocare le maestose ambientazioni musicali realizzate in studio. Si scioglieranno nel 1987.

Tutto sommato è un bel disco e ancora adesso non so perchè mi piaccia così tanto, visto che preferisco gruppi un po' più violenti (Magma, Zappa, Gentle Giant)... Mah, forse devo cambiare gli antibiotici...

sabato 26 aprile 2008

Magma - "Mekanik Kommando/Klaus Kombalad" 45rpm Philips 1009 185 Mono (Francia)

L'altro giorno vi avevo dato una ragione per la quale vale la pena di vivere? Beh, questa è un'altra: uno dei più rari singoli in circolazione, direttamente dalla Francia, "Mekanik Kommando", rarissimo singolo del 1971 dei Magma.
Registrato durante l'emissione "Carre Bleu", si trova in pochissimi esemplari, infatti ho dovuto svenarmi per averlo, ma non ho saputo resistere alla tentazione di acquistarlo.
Ha una copertina veramente sinistra, con il loro logo che assume quasi la forma di un ragno.
La particolarità di questo disco sta proprio nei due brani, infatti il lato A, è la versione originale (e completammente differente) di Mekanik Destruktiw Kommandoh, qui suonata come latin-jazz. Infatti nei primissimi tour di fine 1970/71, il brano aveva una prima parte quasi bossa e soltanto a metà accennava gli accordi che sarebbero poi divenuti quelli "ufficiali", pur mantenendo sempre questa ritmica latina. (Un esempio simile lo si può trovare nel live "Bruxelles 140", del 1971).
Il lato B, è invece un inedito (e fortunatamente rimasto tale, se devo essere sincero), molto più pop nei contenuti, una versione praticamente strumentale, dove le voci si limitano a ripetere più volte la melodia principale vocalizzata, senza alcun testo.

Rarità: *****
Voto: **+

giovedì 24 aprile 2008

ZAPPAWAZOO !!!! (E' ARRIVATO !!!!!)

Aaahhh, una delle ragioni per le quali sicuramente vale la pena vivere, è quella di trovarsi al mattino, alla finestra, il pacchetto tanto anelato che il postino con tanto amore ti porge dolcemente. Perchè tu lo sai cosa contiene e non vedevi l'ora che arrivasse.

Di cosa sto parlando???

Ma dell'ultima uscita discografica della ZappaFamily (www.zappa.com), "ZAPPAWAZOO" il doppio cd in edizione deluxe e rimasterizzato con l'intero concerto registrato a Boston, il 24 settembre 1972, dalla Hot Rats/Grand Wazoo/Mothers Orchestra di Frank Zappa !!!!! Ammetto che mi è costato un po (circa 43 euro, spedizione compresa) ma, visto che fino ad ora lo si poteva ascoltare solo su bootleg di qualità mostruosamente bassa tipo "guerriglia-recording", vi garantisco che ne è valsa veramente la pena.
Innanzitutto l'audio è quello del master originale (!), ripulito e riedito interamente su una bellissima confezione deluxe, apribile, con foto rare e quant'altro.
La performance è l'ultima del minitour (del quale vi avevo già parlato mesi fa) del Grand Wazoo, del settembre 1972. Tra gli altri, sono presenti Sal Marquez, Ian e Ruth Underwood, Ken Schroyer, Tom Malone, Bruce Fowler, ....
Scaletta:
  • 1. Intro (3.19)
  • 2. Think It Over (Grand Wazoo) (17.21)
  • 3. Approximate (13.35)
  • 4. Big Swifty (11.49)
  • 5. Ulterior Motive (3.19)
  • 6. The Adventures Of Greggary Peccary (32.37)
  • 7. Penis Dimension (3.35)
  • 8. Regyptian Strut (3.28)
BELLISSIMO!!!!!!!!!!!!!!!!
ahh, che bella la vita...

giovedì 17 aprile 2008

New Entry sull'Isola Deserta

Alla luce degli ultimi acquisti ho dovuto rivedere la mia lista di dischi da portare sull'Isola deserta. Oltra al già citato e recensito "Concerts" degli Henry Cow, un altro album è entrato a far parte dei miei preferiti in maniera determinante.
Trattasi di "Valentyne Suite", capolavoro dei Colosseum del 1969. Provenienti da esperienze del British Blues anni '60, come Graham Bond Organisation e Bluesbreakers, sono tra i musicisti più tecnici e professionali del momento, tra i quali spiccano il tastierista Dave Greenslade e il sassofonista Dick-Heckstall Smith.
"Valentyne Suite", che è il loro secondo album, il primo per la Vertigo, contiene la mitica ed omonima suite, brano di svolta nella musica dei Colosseum, che hanno da sempre fatto del rock/blues il loro marchio di fabbrica. Il brano rappresenta una pagina fondamentale per il progressive tastieristico, soprattutto per la sua interpolazione col sassofono (che non appartiene strettamente a questo stile). Intrecci vertiginosi e continui cambi di atmosfere, caratterizzano questa lunga suite che occupa un'intera facciata del disco.
A contorno, oltre ai brani più consueti come The Kettle ed Elegy, c'è un bellissimo blues (Butty's Blues), con magistrali arrangiamenti e sezione di fiati condotta alla grande da Dick-Heckstall Smith.
E' disponibile anche su cd, in versione rimasterizzata e con un secondo cd aggiuntivo con numerose tracce bonus, di cui alcune live.
Dopo quattro album (tra cui il bel doppio live), i Colosseum si sciolgono nel 1971 e la loro musica riprende vita, grazie al contributi dei singoli artisti, in nuove formazioni come Atomic Rooster, Humble Pie, Greenslade e Tempest.
Dal 1994, a seguito di numerose reunion, hanno ripreso l'attività discografica e le esibizioni dal vivo.

martedì 1 aprile 2008

E' ARRIVATA !!!!!!!!!!!!!!!!!!! (era ora!!!!)

Lo so che per la quasi totalità dei terrestri questa non sarebbe una gran notizia, ma per quei pochi disperati abitanti del Museo Munckaarp Van Der Fleecken, già poco supportati tecnologicamente dall autorità biellesi preposte, hanno finalmente potuto ricevere l'agognato pacco...

di cosa sto parlando???

ma dell' ADSL in carne ed ossaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!

finalmente non dovrò più aspettare che una pagina si carichi ogni circa 4 minuti!!

ma soprattuto potrò postare velocemente nuove inserzioni nel mio negozio (che tra l'altro potete visitare comodamente da casa vostra e gustarvi così anche la nuova sezione dedicata ai libri gialli)
YEEEEEEEEEEEHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!

ah, già, dimentivavo:
http://stores.ebay.it/GRANDWAZOO-music-book-art

mercoledì 13 febbraio 2008

Tastiere Rotte, Gatti Usurpatori e Le Mucche di Enrico

Non è sempre facile aggiornare un blog, specie quando si ha la tastiera rotta e un gatto usurpatore della tua poltrona in finta pelle umana.
Al primo inconveniente ho posto rimedio comprando (ahimè) una tastiera utraeconomica pieghevole che sto usano proprio in questo momento e che si sta rivelando un'immane cagata, al secondo, purtroppo, non v'è rimedio.
Fortunatamente c'è la musica che mi risolleva e difatti volevo cogliere l'occasione per parlarvi di uno dei miei ultimi acquisti discografici.

Trattasi dell'unico live ufficiale degi Henry Cow, una delle formazioni più originali ed estreme del panorama progressivo inglese degli anni 70. Formatisi già nel 1968, rimangono nel sottobosco underground fino all' apparizione al Festival di Glastonbury del 1971.
Due anni dopo vengono messi sotto contratto dalla Virgin, per la quale incideranno il loro capolavoro assoluto, "Legend". La loro musica è unica, quasi totalmente improvvisata, atipica anche nella strumentazione, che vede, tragli altri, la presenza di fagotto e oboe. Nel 1975 si fondono con il trio Slapp Happy, guidato dalla cantante Dagmar Krause, la cui presenza carismatica permette al gruppo di ampliare ancor di più i propri orizzonti musicali.
L'album che sto ascoltando ora, si intitola "Concerts", raccoglie in due vinili alcuni brani tratti dal tour europeo del '74-'75, più precisamente a Oslo, Udine e Groningen e contiene alcuni brani tratti dal primo disco (tra cui la mitica "Nirvana For Mice") più una parte improvvisata ("Groningen") e un lato che vede la partecipazione di Robert Wyatt, ex-Soft Machine.
Molto amati in Europa (e soprattutto Francia e Italia) vengono abbandonati dalla loro etichetta per totale mancanza di vendite, vista la musica troppo alternativa e indipentente. Dopo l'ultimo album, "Western Culture", del 1979, si sciolgono e danno vita ad un'immane numero di progetti e collaborazioni che giunge fino ai nostri giorni.
Insomma, un bellissimo disco per un gruppo veramente libero!

martedì 5 febbraio 2008

Inutili Curiosità Spaziotemporali

Qualche giorno fa abbiamo assistito alla "prima" di Apocalypse in Mahagonny, alle fonderie Limone di Moncalieri. (tra parentesi, va detto che l'impianto è veramente affascinante post-industrial-nuclear location, ideale per presentazioni o spettacoli alternativi; in più anche quello che abbiamo visto noi è stato all'altezza).
Comunque sia, qualche giorno dopo mi arriva un pacco di dischi per il mio negozio ebay, http://stores.ebay.it/GRANDWAZOO-music-book-art dove, tra gli altri c'era un vinile di Milva con brani tratti da Brecht, il primo era proprio "Ascesa e Caduta di Mahagonny". Curioso, neh?

... e chi se ne frega ? (guarda uno cosa si inventa per pubblicizzare il proprio negozio)

lunedì 28 gennaio 2008

Leggere Fa Bene Alla Salute (ma a volte anche no)

Tra gli innumerevoli difetti che ho, ce n'è uno imperdonabile: IO ODIO LEGGERE!
Beh, precisiamo, se riesco a trovare la voglia di iniziare un libro, lo devo finire subito senza essere interrotto, il problema è che raramente ho voglia di leggerne uno, sinceramente preferisco passare ore immerso nella musica, (avete qualcosa in contrario?)
L'unico genere che digerisco è quello musicale (che ovvietà). Tant'è che ogni tanto destino quello che spenderei in pochissimi secondi in vinili, cd,... in un bel libro, magari su qualche bel gruppo, o su qualche genere tra i miei preferiti.

Cosicchè. un po' per deformazione professionale, un po' per via dei miei gusti particolari, la mia Sacra Biblioteca personale, consta di pochi volumi, tra i quali spiccano diveri libri su Frank Zappa, Jaco Pastorius, Art Blakey, Pink Floyd, oltre ai volumi di arrangiamento e armonia, ...

Senza dilungarmi di più su particolari che credo manco vi interessino, vorrei sottoporre alla vostra gentile attenzione tre libri, a me molto cari per diversi motivi e che, chissà potrebbero piacere anche a voi.

Il primo col quale voglio cominciare si intitola "Pink Floyd - Un sogno In Technicolor", di Glenn Povey e Ian Russell, edito da Giunti. Oltre duecento e passa pagine di storia, aneddoti, vita "on the road" e in studio, litigi e addii sul mitico gruppo di Cambridge, dagli esordi, alla scena psichedelica e underground, fino al ritorno di "The Division Bells", passando per l' addio di Syd Barret e Roger Waters.
Tra le altre cose, questo volume, ha attratto in modo malato la mia attenzione, poichè in fondo al libro c'è la sezione dedicata ai concerti, con TUTTE le scalette conosciute dal 1967 al 1994.
Essendo io un maniaco di queste facezie, oltre che collezionista dei loro concerti, non ho potuto non acquistarlo.
Lo dovreste trovare facilmente in tutte le librerie o su internet, se non hanno ritoccato i prezzi, dovrebbe costare intorno ai 18-20 €.

Sempre rimanendo nel Vecchio Mondo, un libro che mi ha letteralmente cambiato la vita è "Progressive e Underground", di Cesare Rizzi, edito da Giunti. Non è probabilmente il best-seller del secolo, ma è sicuramente un' ottima guida nel poco conosciuto mondo della musica progressiva.
Contiene una breve introduzione a questo genere musicale e alle sue caratteristiche, in termini musicali ma non solo, dopodichè passa in rassegna tutti i gruppi principali e anche quelli meno noti della scena europea progressive, con una sezione dedicata al progressive italiano.

Migliaia di recensioni, foto a colori dei dischi e breve storia dei gruppi, rendono questo volume un valido aiuto per gli amanti del genere che volessero ampliare la propria collezione di album.
(Non a caso, grazie a questo, ho potuto conoscere gruppi favolosi, tipo Gong, Soft Machine, Gentle Giant, Magma,...)

Passando oltreoceano, invece, non potevo non mettere uno dei libri più spassosi e sinceri mai esistiti. Sto parlando de "L'Autobiografia di Frank Zappa" scritto in collaborazione con Peter Occhiogrosso, edito dalla Arcana. Scritto cinque anni prima della morte, Zappa rivive la propria vita e opere dalla nascita all'ultimo tour ufficiale senza risparmiare aspre critiche contro tutto e tutti, trattando i temi più gravi e profondi della "sua" America ottusa e bigotta.
Non mancano i momenti esilaranti con aneddoti della vita sulla strada, i cazziatoni ai suoi musicisti, racconti di vita privata, ... il tutto narrato con grande ed ironica modestia.

Un bellissimo libro, vivamente consigliato a chi volesse avvicinarsi alla sua infinita e meravigliosa musica (ma che non avesse mai avuto il coraggio di farlo).


Bene, qui ha termine questa piccola guida alla lettura (da che pulpito!!!).
Le trasmissioni da Kobaia riprenderanno domani

...

forse

giovedì 24 gennaio 2008

La Trilogia di Kobaia - III° e ultima Parte

"Il terzo album si intitola Mekanik Destruktiw Kommandoh ed inizia qualche anno dopo. La Terra non è ancora riuscita a risolvere le sue antiche contraddizioni. Il compositore lo descrive così: "Questa opera, scritta in totale umiltà, è la storia di Nebehr Gudahtt, un uomo che un giorno dice agli abitanti della Terra che per salvarsi da una tragica sorte, per purificare le loro anime e così avere accesso alla Somma Esistenza, devono sacrificare la loro vita sulla Terra. Ma il suo messaggio non viene affatto compreso:

"Terrestri, razza maledetta!
Se vi ho convocati qui è solo perché lo meritate.
La mia Divina e così cerebrale coscienza mi costringe a farlo. Le vostre perfide e rozze azioni mi causano un grande dispiacere. Le punizioni che vi saranno inflitte Dovranno superare i confini dell'intelletto.

Vedete: nel vostro incommensurabile orgoglio e nella vostra impenetrabile ignoranza avete osato resistermi con l'impunità sfidarmi, provocarmi e scatenare in tutta la sua immensità la mia spaventosa e distruttiva ira, portando su di voi la vostra inesorabile punizione.

Oh inesauribile Fede, degnati di fissare la tua Vista Divina su un cuore così sensibile e leale. Sostieni questa azione suprema: coloro che nel loro stupido orgoglio hanno osato dubitare dell'Eterna Saggezza devono essere puniti.

Forze dell'Universo, distribuite la vostra incoercibile rabbia! Creature Infernali dall'infinità del tempo Aprite i Cancelli dell'Oscurità in modo che la luce non ci sia più! Dopo aver disteso sull'umanità le vostre silenziose legioni incandescenti

Lasciate che esse schiaccino la Terra, annientino la gente e cancellino lo spazio, e che in questa inestinguibile apocalisse le ceneri brucino per sempre, e tutto il sangue di tutti gli universi si mescoli con l'incommensurabile, putrido caos - il vostro ultimo manto.

E da tutto ciò, prima che gli Angeli dell'Oscurità portino tutto oltre tutte le immensità, solo una lacrima cadrà; la lacrima del vostro rimorso e della vostra sofferenza, una lacrima così pura e limpida che in essa vedrete il vostro destino finale -

Purificazione, Stato di Grazia, Fiducia e Sontuosità, Mansuetudine,Saggezza Assoluta,
Saggezza Infinita".

Gli abitanti della Terra credono che lui sia un implacabile tiranno e decidono di eliminarlo, marciare contro di lui, distruggerlo. Si riuniscono ed iniziano una lunga marcia cantando inni di guerra. Ma perso dentro questa massa un solo pensiero è evidente nelle loro menti - il motivo per cui marciano.
E così poco a poco, la marcia si trasforma in un risveglio della loro coscienza. Come umani qual è il loro destino sulla terra? Qual è lo scopo della loro esistenza? Dove stanno andando?
Ecco perché il pezzo comincia con dei motivi molto violenti, frammentati poi qua e là da altri più luminosi e ariosi, che rappresentano la voce delle loro coscienze governata dallo Spirito dell'Universo.
E' una voce fastidiosa ed implacabile che li avverte dell'ingiustizia della loro impresa e naturalmente, in un primo momento, essi tentano di metterla a tacere. La voce dice: "Non marciate contro quest'uomo. Ma marciate con lui. Non è un tiranno, è una guida".
Ma l'Universo non ha finora avuto abbastanza effetto su di loro e così continuano la loro marcia brutale. Ma a poco a poco ed usando tutti i tipi di stratagemma, lo Spirito dell'Universo inizia a comunicare con almeno uno di essi, e la fiducia improvvisa che lo pervade gli dà la forza ed il coraggio di chiamare gli altri:

"Ho visto l'Angelo di luce e lui mi ha sorriso. Mi ha sorriso, mi ha sorriso, l'Angelo di luce".

E gli altri, sorpresi, gli domandano:
"L'Angelo di luce ti ha sorriso?"

E vengono risposti con crescente convinzione:
"Mi ha sorriso, l'Angelo di luce."

E gli altri ancora una volta gli chiedono: "Ti ha sorriso, l'Angelo di luce?"

E lui risponde:
"Mi ha sorriso, mi ha sorriso."

E così va avanti.
Poi, anche pochi altri iniziano a vedere l'Angelo di luce ed iniziano a ripetere:
"Ha sorriso, l'Angelo di luce ha sorriso."

Ma coloro che ancora non erano entrati in contatto continuano a chiedere:
"L'Angelo di luce vi ha sorriso?"

E la risposta torna ad essere:
"Sì, ci ha sorriso e ci ha mostrato il cammino."

E gli altri chiedono:
"Ma cosa ha detto?"

La Voce della loro Coscienza è azionata dalle risposte dell'Universo e stavolta, sentendo il bisogno di una duratura e profonda comprensione dentro di loro, sono preparati ad ascoltare il suo messaggio.

"Il tiranno non è tiranno ma una guida ed ha ragione. Tempo fa il Kreun Kohrman vi ha creati ad immagine della sua infinita Bontà e vi ha consegnato una parte della sua Natura Divina in modo da potervi completare. Invece voi avete solo cercato di vivere, di sopravvivere, senza pensare al vostro appagamento spirituale"

Tutti quelli che marciavano hanno ora ricevuto il messaggio della Saggezza. "Questa è la nostra soluzione. Dobbiamo marciare con lui. Dobbiamo marciare per l'Universo."

La Coscienza alza la sua voce ancora una volta, spazzando via il suo spirito ancora umano, o piuttosto, disumano, in modo che essi possano essere totalmente consapevoli della loro mutazione in esseri immateriali e sentire la loro ritrovata devozione all'Universo. La Coscienza ora sa che sono pronti a cantare le canzoni dell'Universo, quelle che aiutano a trovare l'Estrema Purezza, quelle che conducono allo Stato di Grazia. E sono portati nel turbine dell'Universo. D'ora in poi appartengono all'Universo e sono pronti per ascoltare i suoi Comandamenti che tutte le Voci dell'Universo recitano:

HORTZ FUR DEHN STEKEHN WEST
HORTZ WEHR DÚNT DA HERTZ
HORTZ DA FELT DOS FUNKER
HORTZ ZEBEHN DE GEUSTAAH
HORTZ WIRT TLAIT UTS MITLAIT
HORTZ WIRT TLAIT UTS MITLAIT
HORTZ WIRT TLAIT UTS MITLAIT
HORTZ WIRT TLAIT UTS MITLAIT
HORTZ FUR DEHN STEKEHN WEST
HORTZ DA FELT DOS FUNKER
HORTZ ZEBEHN DE GEUSTAAH
HORTZ WLASIK KOBAIA

Ora possono intonare gli inni di esercizio che portano allo Stato di Grazia - lo Stato Supremo. L'Eternità si avvicina e loro riescono a sentirla.

Nebehr Gudahtt, la Guida che volevano distruggere, parla:
"se la mia coscienza è più sviluppata della vostra ed il mio livello di spiritualità è più alto, porto ancora in me vizi e difetti che potrebbero essere trasmessi ai miei discendenti. Io sono, come voi, un essere imperfetto e devo, come voi, scomparire, perché la razza Terrestre è condannata. Ero una povera anima intrisa di infinita tristezza e, come voi, camminavo nell'oscurità. Ma ho consacrato tutta la mia vita terrena per arrivare a questo giorno. In questo ho messo tutta la mia fede e la mia anima. Quanta felicità può essere emanata dalla Luce Divina del Kreuhn Kohrman! Con voi, e come voi, scomparirò nell'Universo come una bolla sotto il dolce calore del sole ed il mio essere diventerà un frammento di infinità." Dopo queste parole si dissolve nella folla e canta gli inni di esorcismo che porteranno alla sua ed alla loro purificazione.
L'Universo li guida nella Marcia Celestiale - l'unica dalla quale non c'è ritorno.
Ed il Fato Immutabile ora completa il suo lavoro.

Non sentono la loro morte. Angeli e serafini si inchinano al loro cospetto in segno di rispetto e per la loro umana percezione il fatto di svanire semplicemente nello spazio è una sensazione fortissima. Lo Stato di Grazia è raggiunto".

Beh, mica male, eh? devo dire che, nonostante l'abbia sentito centinaia di volte, è uno di quei rari dischi che quando lo senti entri in un'altra dimensione, fatta di emozioni forti che danno una carica di energia incredibile (oltre al fatto di cantarlo a squarciagola e rompere le palle ai tuoi amici obbligando anche loro ad ascoltarlo).
Un ringraziamento al sito Rottersclub.net dal quale ho potuto recuperare questa magnifica storia assieme ad altre traduzioni di testi, canzoni,...

mercoledì 23 gennaio 2008

La Trilogia di Kobaia - II° Parte

Avevamo lasciato ieri sera i Kobaiani intenti a prepararsi al loro viaggio sulla Terra alla conoscenza dei loro antenati. Oggi riprendiamo il racconto (sempre tratto dal sito Rottersclub) immortalato nel secondo album "1001° Centigrades", del 1971 edito dalla Philips. La musica comincia a farsi un po' più complessa rispetto al primo episodio, con soli 3 brani piuttosto lunghi (uno di oltre 20 minuti) e repentini cambi di atmosfere e sensazioni.

"Questo album inizia con l'arrivo sulla terra della comitiva Kobaiana, il benvenuto e gli iniziali, apparentemente amichevoli, contatti. I Kobaiani e le loro altamente sofisticate navicelle spaziali sono portati in giro, fatti sfilare, festeggiati ed acclamati dagli abitanti della Terra che ascoltano, affascinati, la loro storia. Tutto sembra andare bene. All'incontro con le autorità terrestri, comunque, il discorso di risposta dei Kobaiani, richiamante la necessità di purificazione per portare gli uomini più lontano nel loro processo di completamento e di risoluzione dei loro problemi, è accolto con un cauto silenzio. Il giorno successivo i Kobaiani vengono imprigionati e la loro astronave sequestrata. Ma un messaggio viene inviato a Kobaia e le operazioni di soccorso vengono organizzate. Alla fine le autorità terrestri sono obbligate a rilasciare i prigionieri per non essere annientate dalla più grande arma dei Kobaiani. Questi ultimi lasciano la Terra determinati a non farvi più ritorno. Ma la loro venuta sulla Terra sarà ricordata a lungo".

Qui termina il secondo disco, domani l'ultima parte della trilogia, la più devastante, "Mekanik Destruktiw Kommandoh".

La Trilogia Di Kobaia - I° Parte

"In un futuro non troppo distante, la gara a colonizzare lo spazio è in pieno svolgimento e le cose sulla Terra, invece di migliorare, sono andate oltre le più pessimistiche previsioni.
Poche voci si sollevano nel tentativo di contrastare il passo al totale degrado della civiltà terrestre. Ma solo una manciata di persone le ascoltano.
A fronte della cospicua opposizione e della totale mancanza di aiuto, questi pochi decidono di intraprendere la costruzione di una navicella spaziale indipendente e di lasciare il pianeta Terra in cerca di un altro posto dove iniziare una nuova esistenza.
Dopo numerose difficoltà, riescono infine a sfuggire al Controllo Spaziale della Terra ed alla fine di un viaggio avventuroso approdano su un pianeta che chiamano Kobaia. Lì, poco a poco, lentamente e pazientemente, costruiscono una nuova società.
Grazie alla scoperta di nuovi modi di impiegare l'energia e di comunicare con i loro vicini, raggiungono un livello molto sviluppato di tecnologia ed un alto tasso di armonia e tutto va bene.
Anni dopo, una navicella spaziale straniera in orbita sopra Kobaia si trova in difficoltà ed i Kobaiani salvano l'equipaggio da morte certa. Dai sopravvissuti (Terrestri) i Kobaiani vengono informati dei molteplici disastri che ciclicamente si sono abbattuti sulla Terra e del cosiddetto "progresso" acquisito nel tentativo di vivere in armonia con l'Universo.
I Terrestri, alcuni dei quali hanno indubbiamente altri motivi, impressionati dalla civiltà kobaiana, li invitano a visitare la Terra nel tentativo di propagare l'essenza della loro filosofia e della loro organizzazione sociale.
Dopo lunghe riflessioni, un gruppo di Kobaiani, pervasi da ardore missionario, accettano di riportare i Terrestri sul loro pianeta e così di venire in contatto con i loro antenati.
"

Questa è la vicenda narrata nel doppio disco di esordio dei Magma, "Kobaia" (1970), così come l'ho trovata su un sito di traduzioni musicali i cui componenti hanno avuto la malsana idea di trascrivere le vicende narrate in Kobaiano dal fondatore e leader del mitico gruppo, Christian Vander.

Per i più curiosi ed audaci inserisco il link di wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Magma_(gruppo_musicale)
contenente i dati salienti del gruppo, ovviamente, se voleste ulteriori chiarimenti, resto a disposizione, per quanto mi sia possibile.

A Domani per la seconda parte della trilogia, "1001° Centigrades"