domenica 12 luglio 2009

Pink Floyd - Atom Heart Mother (1970)

Nel pieno dell'era prog, i Pink Floyd escono, dopo la pubblicazione passata piuttosto inosservata di Zabrinskie Point, con un disco che entrerà a far parte della storia, a partire dalla celebre copertina con la mucca.

Atom Heart Mother, è un disco equilibrato, dall'atmosfera estiva e un po' malinconica (a parte la title track). I brani sono equamente divisi, ognuno porta la firma ad un brano tranne Mason, che contribuisce solo nella omonima suite.

Atom Heart Mother (il titolo originale era The Amazing Pudding) è una lunga suite di oltre 24 minuti, dove, dopo il tema, lunghi spazi sono alternati di volta in volta dai soli di Gilmour a parti corali molto epiche ed avvolgenti, fino all'epilogo clamoroso con tutta l'orchestra.

Registrato nel marzo del 1970 e diretto da John Aldiss (non senza difficoltà, soprattutto a causa dell'indisciplina degli orchestrali), è un brano che è sempre stato suonato dal vivo tra il 1970 e il 1971, ma di tutte le versioni solo una ventina scarsa presentano l'arrangiamento completo con fiati e cori. A causa infatti dei numerosi show che i Floyd tenevano ovunque, la band poteva disporre solo di orchestre locali, con le quali spesso c'era poco tempo per provare, il che rendeva non tutte le esecuzioni perfette. E in effetti, di tutte, solo alcune sono veramente memorabili, come quella ad esempio di Londra del 16.9.70, Hide Park '70, Montreuax '71, Offenbach '71... Tutte le altre avevano un arrangiamento che seguiva l'andamento della suite, ma con lunghi vocalizzi di Gilmour e Wright e lunghi assoli di batteria.

In occasione di un loro concerto in Germania, i Floyd rischiarono di terminare anticipatamente il set, perchè la partitura orchestrale di Atom venne dimenticata a Londra e i roadie, che montavano il palco, se ne accorsero solo verso le 18. Parti un corriere appositamente, mentre una Porsche della polizia era pronta all'aeroporto per riportare la partitura alla sede del concerto, dove arrivò appena in tempo.

Dopo Atom, seguono tre brani, di cui solo Fat Old Sun, veniva suonato regolarmente dal vivo. Gli altri, uno a firma di Waters e l'altro di Wright, riecheggiano le tipiche atmosfere psichedeliche, con una forte tonalità nostalgica ma al tempo stesso molto solare. I due brani in questione sono If, che raramente venne suonato dal vivo dai Floyd, ma decisamente più sovente da Waters nei propri tours, e Summer '68, del quale non esistono versioni live. (Per chi lo conosce, il brano "Sul Fondo Del Sand-Creek" la ricorda moltissimo, anzi ha praticamente lo stesso impianto armonico).

A contraltare alla lunga suite iniziale, c'è poi Alan Psychedelic Breakfast, che conclude il disco. E' un tipco esempio di sperimentazione pinkfloydiana, fin dall'intro, che si apre all'interno di una cucina, dove uno entra, apre la finestra, riempie un pentolino e lo mette a bollire. Solo che al posto del gas, c'è un accordo, e mentre si accende il fiammifero, ce n'è un altro, fino a che il brano prende, definitamente, forma e vita.

Anche quest'ultimo brano venne suonato in occasioni molto rare (quattro o cinque al massimo, tutte intorno al dicembre 1970).

I Floyd riuscirono, nel corso dei mesi a perfezionare un assurdo marchingenio da portare sul palco, che poteva ricreare diversi rumori tipici e comuni di una cucina. Ma non riuscirono mai a portarlo veramente nei loro show.

Atom Heart Mother, attirò l'attenzione di Stanley Kubrick, che lo voleva utilizzare a suo piacimento per il film Arancia Meccanica, ma non ottenne mai l'autorizzazione dai musicisti che, come poi dissero :"In effetti era difficile immaginare quel film con quella musica. Forse è un bene che sia andata così".

ATOM HEART MOTHER (Harvest, 1970)

Band: Dave Gilmour (chitarra, voce) * Roger Waters (basso, voce) * Richard Wright (tastiere, voce) * Nick mason (batteria)

1. Atom Heart Mother

2. Ifv

3. Summer '68

4. Fat Old Sun

5. Alan Psychedelic Breakfast

mercoledì 8 luglio 2009

Pooh? Semmai khrlhlrhrlhr (Onomatopea dello Scaracchio) - Eventi Nefasti

Questo post è dedicato all'amica Francesca.

Ci sono eventi, specie quelli traumatici, che il nostro cervello riesce fin da subito, a rimuovere totalmente dalla nostra memoria, per evitarci probabilmente dolori e tristezze continue.
E per questo lo ringrazio (il cervello). Tuttavia, altre volte, accadimenti che eri riuscito quasi del tutto a cancellare per sempre, vengono riportati alla luce da persone, che magari hanno pure partecipato con te a quell' evento e che, a distanza di anni rivedi con molto piacere e ti fanno sorridere ricordandoti appunto eventi nefasti che speravi di aver rimosso con una bella formattazione del cervello, ahimè non riuscita.

Ah già... chi è Francesca? beh, è una cara amica che conosco da circa 9-10 anni, dai tempi della gloriosa e assurda BJB, una band jazz (dire "jazz" è un eufemismo, visto che facevamo allegramente cagare) nella quale ho mosso i miei primi passi incerti da artista e, che ogni tanto usciva con noi e che era riuscita nel tempo a resistere al fascino del musicista bello e dannato (perchè all'epoca ero bello, beh un po' come adesso... dannato lo sono dalla nascita più o meno), nonostante alcuni miei, a dire il vero timidi e leggeri assalti.
Poi mi ha ritrovato, in questi giorni,su facebook e sono stato molto contento di risentirla, cosicchè, chattando un po' è ritornato alla mente un capodanno che abbiamo passato tutti insieme e che ha avuto però un increscioso retroscena, cioè proprio quello che speravo di aver rimosso.

Già, perchè c'è stato un tempo, molto lontano e fortunatamente molto breve, in cui sono incappato accidentalmente nei Pooh... sì sì, avete capito bene, proprio il nefasto quartetto dalla cui unione sodomita oggi ci ritroviamo il Facchinetti Junior a imbrattare le strade con strani slogan senza senso ("bella di padella" ?!?!?! cazzo vuol dire bella di padella?!?!?!?!? vende pentole antiaderenti? boh...)
Ok ok, state tranquilli, io i Pooh mica volevo vederli, eh... anzi, l'avessi saputo prima avrei evitato di trovarmeli davanti... sì, no, lo so che sono molto amati in Italia, ma io da quel lato lì non mi sento italiano, non mi piacciono proprio.... c'è pure chi li reputa un gruppo prog (solo perchè han fatto Parsifal), sì ma vogliamo confrontarli con gli Area, col Banco, le Orme? no vero? i Pooh son poi quelli di "Piccola Checca" e altre hit del genere, la loro parentesi prog, dura lo spazio di uno sputo... da lì, appunto Pooh...

Vabbè, ma andiamo con ordine...

Il fattaccio risale appunto al 1999 o forse 2000, quando mi aggregai all'amico Cichin (batterista della BJB) per andare a passare il capodanno con altri amici (e anche Francesca, appunto) in Liguria, giusto un paio di giorni, a casa di una amica che ci aspettava là.
Partiamo il 31 dicembre intorno alle 15, per ritrovarci imbottigliati inevitabilmente nel traffico genovese, dal quale riusciamo a riemergere solo verso sera. La casa era a Borghetto Sotto Spirito. Posati armi e bagagli, dopo una leggera cena (che tra l'altro non ricordo nemmeno di aver fatto), decidiamo di andare a San Remo per la notte di San Silvestro. Ma la città dei fiori e dell'inutile Festival, non è che sia proprio dietro l'angolo, c'è un bel pezzo di strada da fare, fatto sta che ci arriviamo, trovando pure un insperato parcheggio, intorno alle 23 e 50 circa.
Praticamente giusto il tempo di venire bombardati dai petardi e dai botti che i criminali abitanti lanciavano dai balconi giù in strada. C'era pure chi, i botti, li lanciava da terra ad altezza uomo, manco i Viet-Kong erano soliti accogliere così calorosamente gli stranieri!

Fatto sta che, inevitabilmente, la festa per il nuovo anno ci travolge e veniamo guidati da una marea umana in transumanza, verso la spiaggia. Tra me e me penso "ma la Mecca, è in spiaggia?" no perchè sembrava di assistere ad un pellegrinaggio di migliaia e migliaia (ma cosa dico migliaia??? migliaia!!!) di persone verso un luogo ben preciso.
A noi non è che fregasse nulla, era bello passare il capodanno insieme, andava bene tutto... beh, non proprio tutto, eh... a me, personalmente sarebbe bastato evitare un concertone di liscio o di qualche inutile autorità della canzone italiana, tipo AlBagno, Toto Cutugno,... insomma tutta quella gentaglia lì...
Comunque, dopo un po' la marea transumante si ferma... che succede? un semaforo rosso? arrivano gli alieni a prenderci?

no....

peggio....

dei grossi fari posati lungo la spiaggia (tipo quelli delle prigioni di massima sicurezza) abbagliano il triste cielo sanremese, girando qua e là e oscurando le povere stelle che facevano capolino sulle nostre teste.
C'è uno strano silenzio, la folla mantiene un brusìo di sottofondo molto lieve, come se non volesse farci (e farmi) sentire e scoprire quello che mi aspettava.
Ad un certo punto, la spiaggia si apre in due, più o meno come quando quel biondo, tanti anni fa aveva diviso le acque... una voragine immensa si presenta davanti ai nostri occhi... "ma che è 'sta roba?!?!?" mi domando. "la fine del mondo?!?!?"

no...

peggio...

con un sistema di carrucole e traini mossi da povere mucche rubate a un mandriano, un enorme palco, comincia ad apparirci davanti tra lo stupore generale (tranne il mio, io ero più interessato alle gnocche che c'erano lì). Nel giro di un minuto al massimo, un enorme palco futurista si compone e con un altro sistema di carrucole, questa volta azionato da ignari schiavi egizi scampati all'ira di Cleopatra, arrivano quattro tizi, di bianco vestiti, pure nei capelli, vista l'età... addirittura, la postazione del batterista, era scesa dall'alto, dalle nuvole, forse si era fatto dare un passaggio da un elicottero di stato (visto che va di moda, oggi) o magari dallo stesso biondino che divideva le acque e le folle stesse...
Indovinate chi erano? i Pooh, appunto (per quei pochi fortunati che non li conoscessero, "Pooh" si legge prima creando del catarro in gola, poi lo si espelle appunto sputazzandolo dove si vuole, con il rumore onomatopeico Pooh, appunto)

Mentre la folla in delirio comincia a strapparsi i capelli dalla gioia, lo sconforto (e il catarro) mi avvolgono in una triste solitudine, nella quale cerco di isolarmi, invocando Dio (perchè all'epoca ero più o meno ancora cattolico, ma stavo già smettendo, eh...) perchè li facesse sparire, magari con un meteorite, giusto per non farli soffrire più di tanto.
E invece no. Le mie richieste rimangono inascoltate, non solo! essendo un "concertone" speciale, vista l'occasione, si parte subito con i pezzi dannata (scritto volutamente senza apostrofo), "Piccola Checca" coinvolge tutto il pubblico in un coro di alpini ubriachi con tanto di "Tapum-Tapum"... Fortunatamente il mio "Format C:" funziona, per cui, grazie anche all'abbondante uso di alcool, riesco totalmente a dimenticare gli altri pezzi, anche perchè in realtà, lì ci rimaniamo ben poco, visto che con un' occhiataccia infernale, guardo l'amico Cichin e gli faccio capire che se non ce ne andiamo da lì entro due secondi, faccio uno sterminio di massa, partendo magari proprio dai quattro sventurati pensionati che, sul palco facevano ballare pure le dentiere.

Dopo un po' il fastidioso rumore delle loro "canzoni" si allontana sempre più, fino a rimanere un vago, seppur inquietante, ricordo, mentre noi dirigiamo le nostre terga altrove, in altre zone della città. E così, a nottata finita, dopo una domenica (era il primo gennaio) passata a disintossicarci nella zona di Bussana Vecchia, la nostra vacanza ha termine e facciamo ritorno verso casa.

Ehhh... già, e così non mi sono fatto mancare neanche i Pooh... che culo eh? vabbè dài, un'aspirina, una lobotomia e passa tutto... massì, in fondo ci siamo divertiti, va...

Grazie, Fra
;-)

martedì 7 luglio 2009

I LOVE RADIO ROCK! (punto e basta!)

AVVISO IMPORTANTE: QUESTO POST RISULTERA' ANTIPATICO, ARROGANTE, PRESUNTUOSO, NON RICHIESTO E NON PIACERA' A MOLTI DI VOI, CHE POTREBBERO SENTIRSI ANCHE OFFESI A LIVELLO PERSONALE DAL MIO TESTO. SE SARA' COSI', MI SPIACE, PEGGIO PER VOI. IO VI HO AVVISATO.

Mi piace molto aggiornare il blog, anche a caldo, di getto, se posso, non appena mi capita o vedo qualcosa che mi colpisce in maniera particolare. E stasera è la volta di I Love Radio Rock, il film sulle radio pirata inglesi degli anni '60.
Ovviamente non lo racconterò, nè vi elencherò le numerosi canzoni che compongono la ricca colonna sonora. Volevo solo condividere lo strano effetto che mi ha fatto vedere un film con così tanta musica che conoscevo (e conosco) benissimo, pur non avendo certo vissuto quel periodo nemmeno di striscio, ma è come se una parte di me fosse ancorata lì e a quella musica.
Ed in effetti lo è, visto che ascolto solo "robe vecchie" direbbe magari qualcuno, ma non ci posso fare nulla, quello è il mio soundtrack, che mi porto appresso ovunque vada.
Ognuno di noi ha nell'anima una propria colonna sonora, e quella è la mia (ovviamente aggiungendovi tutto quello che adoro e che in quel film non c'era, ma questo va al di là del film, è un qualcosa che appartiene ad ognuno di noi).
Beh... certo che se la vostra colonna sonora è fatta solo dal tipo che si chiama Alessio ma il suo vero nome è Gigi, da Tizzy Iron, da quella che fa piccole Pause in solitudine o dagli "Amici" della DeFibrilli, vabbè, condoglianze, siete veramente messi male... non so se sia possibile recuperarvi... mah, magari sì, ma ci vorrebbe una lobotomia di quelle pesanti.
Per carità, bravi 'sti qua eh, ma non osate neanche metterli sullo stesso piano di Hendrix, Grateful Dead, Kinks, Jefferson Airplane, Byrds, Who, Bob Dylan, Aretha Franklin, James Brown, Van Morrison e NON CITO VOLUTAMENTE nè il PROG, nè il JAZZ, nè ZAPPA perchè sarebbe troppo facile...

Devo andare avanti con l'elenco e massacrarvi del tutto? no vero?

Ok, sono un estremista (musicalmente parlando, anche se in realtà ascolto di tutto), volutamente polemico e di parte. Ho sempre cercato di mantenere equilibrato il blog, senza mai volere che qualcuno si offenda per quello che dico. Ma, visto che i gusti di ognuno sono sacrosanti, e quindi lo sono anche i miei e questo blog è mio, e parliamo di musica, non posso non dire quello che penso in tutta libertà... se non vi piace, nessuno vi obbliga a leggerlo. Piuttosto, chiudete e andate a fare i casting per il Grande Frittello.

La verità (e qui voglio essere arrogante a tutto spiano) è che là, in mezzo agli artisti citati e a moltissi altri sempre lì, c'era e c'è VITA... certo, ci sono anche realtà odierne che meritano assolutamente tutta la considerazione possibile, ma sono poche mosche bianche in un marasma piatto, uguale, senza nerbo, senza idee.
Anche allora c'erano case discografiche o produttori idioti che imponevano assurde linee da seguire per i musicisti, però era comunque diverso. Anche musicisti estremi, seppur totalmente fuori dagli schemi commerciali (ne cito due "a caso", Zappa ed Henry Cow), potevano creare e sviluppare le propria musica e cercare di viverci pure. Ogni gruppo tentava comunue di dare una propria impronta, un proprio sound al proprio lavoro...
I classici bacchettoni bigotti obietteranno: ehh ma sai, però, certo che erano a volte stonati, poi sai io è 40 anni che suono, sai...
è vero, non erano perfetti, ma avevano qualcosa da dire. e minchia, se ne avevano!
Non era possibile confondere i Beatles con i Turtles, gli Yes con i Genesis, i Jefferson Airplane con i Quicksilver... perchè erano fottutamente diversi gli uni dagli altri e dannatamente bravi.
oggi tutti questi confini non ci sono quasi più, il tutto in nome del dio Denaro, per il quale non importa che musica tu faccia nè tantomeno, come la faccia, l'importante è che si venda... e se non si vende la si pompa fino a quando tutti la comprano, solo perchè sono incapaci di giudicare con la propria testa, perchè ormai privati della possibilità di sviluppare un proprio senso critico.

Non siete d'accordo con me? non m'importa. là c'è vita. e a me piace la vita. Io vado là e ci rimango. passerò per antiquato? che mi frega, tanto vado pure a vedere i concerti oggi, non resto fermo certo in un'epoca.
Non credete a tutto quello che ho scritto? andatevi ad ascoltare un po' di quella musica... tanto male non vi fa... andate a vedervi quel film che sono sicuramente soldi ben spesi.
Cosa ho detto? "spesi" ??? ho sbagliato, quello è un investimento, per la tutela delle vostre orecchie e del vostro cervello, sempre che ci teniate.

(ovviamente è un consiglio che rivolgo soprattutto a quei tamarri che passano sotto casa mia col volume a palla, sparandomi nel "mio" spazio arereo le amene ed "immancabili" hit di Gigi D'Alessio e compagnia bella)
Oh, sia ben chiaro, bravo, neh... ma mi ha veramente spappolato i coglioni....

martedì 30 giugno 2009

Ah Tom... Se un Giorno Diventerai Ricco e Famoso, Vedi di Ricordarti di Me (I Sogni di M. Van Der Fleecken - III°parte)

Stamattina, intorno alle 6 e 09, stavo sognando un film, che non esiste. So di preciso l'ora perchè è stato bruscamente interrotto da Smog, che miagolava per entrare, tanto che mi ha svegliato bruscamente e l' ho dimenticato quasi tutto se non alcuni spezzoni...
Ho sognato che Ambra ed io stavamo guardando un film, ma ovviamente, allo stesso tempo vi eravamo pure dentro. Era ad episodi. Me ne ricordo solo uno e mezzo.
Nel primo c'erano Tom Cruise, una ragazza e Walter Matthau. Si trovavano nel cortile di una scuola di una grande città. Era una sera di inverno, ma non faceva molto freddo.
Ricordo solo che Matthau era un insegnante di matematica o latino ed era una brava persona ma, non so più perchè, ad un certo punto sbarellava e cercava di uccidere Tom Cruise (che forse faceva il poliziotto). Gli sparò 4 colpi di pistola, che bucarono il giubbotto di TC, che però non si era fatto nulla anzi, se lo tolse e con sguardo ammirato vide che i quattro buchi dei proiettili avevano creato un disegno geometrico perfetto.
Poi mi sembra che TC sparò anche lui a WM e lo ammazzò.

Vabbè...

L'altro invece, che ricordo molto bene, era ambientato nella Francia della Rivoluzione, proprio nei giorni seguenti alla decapitazione del re e della regina. C'erano Meryl Streep, Tom Cruise e il cattivo di Harry Potter, quello che assomiglia a Renato Zero.
Com'è che si chiama 'sto qua??? Pratus Protus? Vilius Zurius??? come cazzo si chiama quest'attore??? comunque...

Meryl Streep era la Regina di Francia, si trovava in un letto del castello di Tom Cruise, che era un ricchissimo nobile, scampato alla ghigliottina.
La particolarità era che T.C. aveva un bellissimo vestito rosso, lungo, ornato di ori e pietre, ma non era sfarzoso e patacca, era proprio un bellissimo vestito, dal taglio vagamente orientale, con la chiusura a bottoni fin sul collo, senza colletto.
Il suo castello, o meglio, le stanze in cui era ambientato l'episodio, avevano i soffitti molto bassi, i muri in marmo bianco, con ampie decorazioni di pietre dure nere bianche e rosse (tipo vesuviana, opali, quarzi...), anche sul soffitto.
La cosa strana del sogno era che Meryl Streep (la regina) era stata decapitata ma, non si sa come, giorni dopo era stata probabilmente salvata (e ricucita?) e si trovava nel letto del castello di T.C. e chiedeva continuamente del figlio che portava in grembo prima di essere de-testata .
Allora Tom Cruise, prese un libro e lo portò nella stanza dove c'era M.Streep.
Era un libro storico, sugli avvenimenti della Rivoluzione Francese (anche se loro stessi vivevano in quell epoca!) e, sfogliandolo e cercando notizie sui giorni seguenti all'uccisione dei re, scoprì che il figlio della regina nacque tre o quattro giorni dopo la sua decapitazione.
E quindi cercavano di capire dove potesse essere. La cosa un po' inquietante di quell'episodio era che il colore bianco delle stanze era veramente acciecante (un po' tipo la scena finale di 2001, Odissea Nello Spazio...) e che le inquadrature zoommavano su Meryl Streep, molto velocemente avanti e indietro in continuo mentre, quando veniva inquadrato Tom Cruise, ogni volta, la camera faceva lo scroll del vestito partendo sempre dai piedi e, lentamente, saliva fino ad inquadrargli il viso.
In più (e questo era veramente l'aspetto inquietante) c'era una musica fatta di grandi bordoni di sottofondo di violoncelli, che tenevano delle lunghe note molto basse, ma non smettevano mai, la musica era continua e molto pesante, dava veramente molta angoscia, nonostante apparentemente non fosse certo un film horror... tanto che ricordo perfettamente che mentre lo stavamo guardando, mi giro verso Ambra e le dico: "cazzo, questo è veramente angosciante!"...
C'era anche un'altra cosa.... Tom Cruise, non aveva il suo solito sguardo da belloccio, cioè, era si bello e ben truccato, ma aveva uno sguardo sinistro, come se lui sapesse perfettamente dove si trovase il figlio della regina.
Poi, all'improvviso, in fondo alle stanze del castello, viene inquadrato il cattivo di Harry Potter, che ovviamente lì non interpretava quel personaggio, ma sicuramente, uno molto importante all'interno della storia.

Ma non lo sapremo mai... (per colpa di Smog)

sabato 27 giugno 2009

Io e William Parker (dubbi e considerazioni sull'abbigliamento nel free-jazz e dintorni)

Ieri sera ho potuto assistere alla serata piovosa dello spettacolo dei 20 artisti (per lo più giovani ed innocenti ragazzi, a parte un paio di "delinquenti" che ben conoscevo) guidati dal contrabbassista William Parker nella serata conclusiva del workshop tenuto qua da noi questa settimana.

Non mi dilungherò molto sullo spettacolo in sè, visto che, avendo raggruppato ragazzi provenienti da diversi generi musicali, chi con conoscenze tecniche e musicali avanzate e chi no, il nostro amico WP, ha probabilmente cercato di trasmettere in maniera molto semplice l'aspetto sociale della musica, quello del suonare insieme, imparando ad ascoltarsi e ad ascoltare gli altri, utilizzando strutture piuttosto semplici, a volte decisamente orecchiabili, in modo da poter far suonare tutti insieme senza grossi problemi.

Finito lo spettacolo, Mr. Parker (che è un importante esponente della scena free newyorkese), viene diretto verso il Jazz Club di Biella per concludere la serata in musica, per farlo esibire in un breve set da solo col suo contrabbasso.
Segue, all'interno del locale, una sua lunghetta introduzione sul come e perchè abbia iniziato a suonare il contrabbasso, raccontata un po' all'americana, cioè usando diverse metafore a metà tra l'hippie e il filosofico/mistico, probabilmente condendola anche con un po' con altre immagini, certo molto evocative ma anche un po' noiose, dopodichè inizia il suo breve set in solitario, non prima di aver annunciato che il primo brano che avrebbe suonato era una sua composizione del 1972.

E inizia a suonare....

Oh, state tranquilli, non era un cane, eh... suonava eccome. Il problema è che, trattandosi di free-jazz, ovvero musica totalmente improvvisata, sai quando inizia, ma non sai quando finisce, nè tantomeno cosa può succedere durante. E non aspettarti certo troppi appigli (riff, vaghe melodie orecchiabili,...), perchè è free-jazz di quello vero.
Fatto sta che i minuti passano.... 5, 10, 20, 35 .... mentre WP continua imperterrito a sviolinare il suo contrabbasso, comincio a chiedermi: "non è che il pezzo è del 1972 e dura trentasette anni? no, perchè non finisce più, cazzo!!!"

Ora, chi mi conosce sa che sono solito ascoltare le cose più assurde, robe che hanno durate ben superiori all'improvisazione (intitolata tra l'altro "Cathedral of Light") del nostro amico, ma ascoltare un contrabbassista solo, che fa del free-jazz estremamente esasperato all'inverosimile e non smette di suonare mai, dopo che aveva fatto un'introduzione lunga come la Quaresima, mette a dura prova anche i più resistenti.
Il bello è che il pezzo non era poi male. Oddio, era più che altro un continuo, incessante uso di soli armonici, suonati ovunque sulla tastiera del contrabbasso e nelle posizioni più assurde.
Per carità, bravo eh, però c'è stato un momento nel quale non ce la facevo più, volevo che si fermasse, volevo quasi sparargli o pregarlo in ginocchio perchè la smettesse, mentre intorno a me, tutti gli altri (non ho mai visto a Biella così tanti appassionati di free-jazz in delirio come ieri, e sono tutt'ora convinto che fossero in estasi solo per il suo vestito, del quale tra l'altro non ho ancora parlato), continuavano a muovere il capo su e giù, con fare sicuro, quasi riuscissero a sentire un bel ritmo in 4/4, che ovviamente non c'era per nulla, godendo come dei forsennati solo perchè faceva armonici con ogni parte del corpo, ci mancava solo li facesse con i peli del culo...

Insomma, dopo forse un'ora la sua stramaledetta Cathedral Of Light, terminava con uno scroscio di applausi che mi ha ridestato dal torpore profondo, mentre asciugandomi velocemente la bavetta applaudivo annuendo, con la tipica faccia orgogliosa di quello che dice "ehhh, io c'ero!!"

Seguono poi due FORTUNATAMENTE brevi improvvisazioni molto più tradizionali, sempre free, ma decisamente più ortodosse. In realtà erano due walking blues in 3/4 piuttosto ripetitivi e monotoni, con il quale l'amico W.Parker pone fine al suo "breve set" biellese, chiamando a raccolta i numerosi allievi del workshop, per una mega jam finale.
E anche qua un' altra sorpresa. Sapendo che i ragazzi che salivano sul palco a grappoli per suonare con lui, a parte un paio, non avevano una gran dimestichezza col jazz, figuriamoci col free-jazz, ho pensato: "beh, è un contrabbassista di gran esperienza, sa come funzionano le cose, sa come vanno le jam... li coinvolgerà sicuramente in un blues chilometrico che durerà tutta la notte, tanto il blues tutti lo possono (e lo devono) suonare, ed è comunque sempre una bella palestra."
E invece no. Ripercorrendo il solco tracciato dalla sua ormai celeberrima Cathedral Of Light (ecchedduballe...), inizia ad improvvisare liberamente aspettando che i ragazzi lo seguano a ruota.Ma ahimè, com'era piuttosto inevitabile, i ragazzi si lanciano senza paracadute, ognuno un po' per i cazzi suoi, senza minimamente ascoltare cosa facesse l'altro... insomma, la jam si trasforma in un gran bordello d'altri tempi.
Vabbè, sono comunque esperienze da fare, tuttavia, considerando che erano le tre di notte, il volume superarava ampiamente i 78 db (hahahah, non ho usato i 78 db a caso, ovviamente) e che il mio cervello era stato ampiamente devastato dalla Cattedrale di Luce, ce ne siamo andati a nanna, alzando i tacchi velocemente, come del resto stavano facendo già in molti.

P.S. ho dimenticato di parlarvi del vestito. purtroppo non ho foto da mostrarvi, ma immaginatevi un bel completino MOLTO sgargiante, di quelli che nemmeno i tedeschi in vacanza osano mettere (e il termine "MOLTO sgargiante" vuol dire proprio MOLTO MA MOLTO), con motivi magari disegnati da un fan di Escher dopo un'overdose di LSD, poi immaginatevi pure un bel cappellino ad hoc, e andate in giro mettendo in ogni frase un "yeah, man!" oppure un "hey, you know".... ecco, ora potete dire di essere dei veri improvvisatori di free-jazz americani.

Insomma, la morale è questa: io non amo il free-jazz (è questo lo si era capito), anche se ho potuto apprezzare diversi concerti di questo genere, tenuti da altri artisti, che mi hanno saputo trasmettere veramente grandi emozioni.

Tuttavia, ho notato che:
se uno si veste in maniera stravagante (e WP decisamente lo era), magari è straniero (che fa sempre figo), racconta di come si suona utilizzando fantasiose immagini (tipicamente americane, e nel tipico slang americano) quali alci, indiani, grotte buie, cime tempestose, insegnanti sciamani, e amenità simili, riesce ad ipnotizzare la platea che, dapprima lo deride ironicamente per il vestito che indossa, poi cade letteralmente ai suoi piedi.
Qualsiasi cosa lui dica, per loro è bella e fa ridere (anche se pochi capiscono l'inglese) e, automaticamente, lui guadagna un bonus, che gli dà il diritto e la tranquillità di eseguire qualsiasi cosa gli passi per la testa perchè sa che tanto, essendo improvvisata, nessuno potrà poi reclamare per non aver sentito standard, l'importante è suonarla bene, non importa cosa, importa come.

La mia vuole essere ovviamente una provocazione, so benissimo, cosa c'è dietro il free-jazz, conosco diversi musicisti che praticano l'improvvisazione libera in maniera totale e mi hanno abbondantemente spiegato parecchie cose in proposito, è che a volte, non capisci se quelli che hai di fronte ci sono o ci fanno, cioè se si trincerano volutamente dietro un alone di borioso carisma per poter suonare il cazzo che gli pare, come gli pare e se, la cosa ti è piacuta ok, ma se non ti ha trasmesso un bel cazzo di niente, si giustificano con le classiche frasi: ehhh, ma questo è free, devi aprirti, devi liberarti....

oh, io se volete apro le gabbie e libero i cani, eh... basta chiedere.

giovedì 25 giugno 2009

Eventi - William Parker Workshop performance


WILLIAM PARKER - Workshop

Palazzo Cisterna, Biella Piazzo (BI) - venerdi 26 giougno - ore 22

Spettacolo multidisciplinare compostoe e diretto dal contrabbassista e compositore William Parker, esponente della scena creativa e free newyorkese. Un ensemble di 20 artisti sarà condotto per la realizzazione di una performance creativa di musica, arte, danza e video.

lunedì 22 giugno 2009

Frank Zappa - Bongo Fury (1975)

Uno dei tanti dischi massacrati dalla critica (e anche un po' dai suoi stessi fans). Eppure questo disco è a suo modo unico, nella sterminata produzione zappiana, per diversi motivi:

Innanzitutto, è un disco, in parte, dal vivo (registrato nel New Mexico nel maggio del '75), ma dura solo una quarantina di minuti, e la band, penultima incarnazione dei Mothers Of Invention, rappresenta lo spartitraffico tra lo Zappa dei primi anni '70 e quello verrà di lì a poco, cioè con un sound decisamente più orientato al rock (seppur sempre nelò suo tipico stile).

A fianco dei fidati Bruce Fowler (trombone), George Duke (tastiere), Napoleon Murphy Brock (sax), e Tom Fowler al basso, compaiono il giovane Terry Bozzio alla batteria, marcatamente più moderno e "cattivo" rispetto ai primi batteristi, leggermente più orientati al jazz (Ralph Humprey, Sly Dunbar e in parte anche Chester Thompson, che aveva da poco raggiunto i Weather Report) e Danny Walley, alla slide, che offre il suo contributo portando una forte vena blues all'interno del repertorio.

In mezzo, oltre a Frank, arriva Captain Beefheart, a sconquassare la ferrea organizzazione zappiana, con il suo modo completamente atipico e stralunato di vivere la vita on the road.

Anche il repertorio cambia, soprattutto in funzione dello stesso Beefheart, per il quale Frank porta sul palco diversi brani scritti appositamente per lui, oltre ad alcuni testi bizzarri dello stesso cantante/sassofonista.

Il disco risente inevitabilmente di questi stravolgimenti, uniti al fatto che nel disco, sono presenti pure un paio di brani in studio ("Cucamonga", complicata composizione dedicata agli anni giovanili di Zappa allo Studio Z di Cucamonga, e "200 Years Old" lungo blues, per la ricorrenza della nascita degli Stati Uniti). In più, oltre al fatto che dura relativamente poco, grande spazio viene (giustamente) dedicato ai nuovi brani, scritti appositamente per questo mini tour (esclusivamente negli USA), che si svolge nell'arco di un mesetto.

Musicalmente però, è un disco molto interessant, proprio a causa delle suo sound atipiche, per via della band.

Così oltre alla mitica "Muffin Man", che diverrà negli anni uno dei cavalli di battaglia di Zappa nelle esibizioni live (che contiene uno dei più brillanti assoli di chitarra di Frank), arrivano nuove composizioni, come "Debra Kadabra", sorta di omaggio ai film horror di serie B (e anche C) che sia Beefheart che Zappa adoravano, oppure "Poofter's Froth Wyoming Plans Ahead" canzone in puro stile cowboy e come spesso caratterizzata da spunti polemici verso la politica degli USA nell'imminenza del bicentenario della propria nascita.

Il brano più lungo del disco (oltre 11 minuti) è "Advance Romance", canzone blues/rock cantata da N.M.Brock, con lunghi assoli di Walley, Beefheart (all' armonica) e di Zappa, che introduce per la prima volta il personaggio "Bobby dalla testa-a-patata", incontrato surante la sua breve permanenza nel carcere si Sn Ber'dino e che avrebbe avuto poi degna commemorazione nell'opera tripla "Thing-Fish", dove Bobby, sarebbe diventato una monaca bambinaia, "Sorella Testa-a-Patata Bobby Brown" con le labbra come un becco d'oca.

Purtroppo la brevità del disco, le stramberia incontrollabile di Beefheart e i brani troppo specifici, ne hanno fatto un album poco amato, se non proprio dai fans più viscerali, ed è un peccato perchè è a suo modo un disco importante, anche perchè oltre ad essere l'unica rappresentazione della collaborazione tra Zappa e Beefheart, amici sin dai tempi dell'infanzia, il tour dal quala questo disco nasce, offriva un interessantissimo repertorio, tra cui, incredibili versioni di "A Pound For A Brown" (proprio grazie all'apporto di Terry Bozzio), vecchie hit riarrangiate in maniera nuova come, "Let's Make The Water Turn Black" o "I'm Not Satisfied" oltre a esecuzioni rarissime come la famorsa "Apostrophe", che nell'omonimo disco vedeva la partecipazione di Jack Bruce (ex-Cream) al basso.

Disco particolare, forse un po' ostico, ma sicuramente da riascoltare.

BONGO FURY (1975)

Band: Terry Bozzio - batteria / Napoleon Murphy Brock - sassofono, voce / Captain Beefheart - armonica, arpa, voce / George Duke - sintetizzatore, voce / Bruce Fowler - trombone / Tom Fowler - basso / *Chester Thompson - batteria / Denny Walley - voce, chitarra / Frank Zappa - chitarra, sintetizzatore, voce

* = solo nei brani in studio

1. Debra Kadabra - 3:54 - (live)

2. Carolina Hard-Core Ecstasy - 5:59 - (live)

3. Sam With the Showing Scalp Flat Top - 2:51 - (live) (Don Van Vliet)

4. Poofter's Froth Wyoming Plans Ahead - 3:03 - (live)

5. 200 Years Old - 4:32

6. Cucamonga - 2:24

7. Advance Romance - 11:17 - (live)

8. Man With the Woman Head - 1:28 - (live) (Don Van Vliet)

9. Muffin Man - 5:34 - (live)